VISTO il Decreto Legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
VISTA
la nota prot. N. 9446 del
25.3.1996
con la quale la competente
Soprintendenza ha proposto a questo
Ministero l’emanazione di provvedimenti di tutela vincolistica
ai sensi della citata legge 1089/1939 dell’immobile appresso
descritto;
VISTO il parere espresso dall’Ispettore
Centrale Tecnico con nota prot. N. 1240 in data 31.5.96
RITENUTO
che la ”Villa Pavoncelli”, sita in provincia di Napoli,
Comune di Napoli, via Posillipo 26, riportata nel
N.C.E.U. alla sez. CHI, foglio 37, Part. 111, confinante con
part. 450, 68, via Posillipo e il Mar Tirreno, come da unita
planimetria catastale, ha interesse particolarmente importante
ai sensi della citata legge, per i motivi contenuti nella
relazione storico-artistica allegata
DECRETA
La
Villa Pavoncelli, sita in Napoli, via Posillipo 26, cosi’ come
indiduata nelle premesse e descritta nell’allegata planimetria
catastale e relazione storico-artistica, è dichiarata di
interesse particolarmente importante ai sensi della citata legge
1 giugno 1939 n. 1089 e viene, quindi, sottoposta a tutte le
disposizioni di tutela contenute nella legge stessa. La
planimetria catastale e la relazione storico-artistica fanno
parte integante del presente decreto che sarà notificato, in
via amministrativa, ai destinatari individuati nelle relate di
notifica ed al Comune di Napoli.
A cura
del Soprintendente per i Beni Ambientali Architettonici di
Napoli e Provincia esso verrà quindi trascritto presso la
Conservatoria dei Registri Immobiliari ed avrà efficacia anche
nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o
detentore a qualsiasi titolo.
Avverso
il presente decreto è ammessa proposizione di ricorso
giurisdizionale avanti il Tribunale Amministrativo Regionale
competente per territorio o, a scelta degli interessati, avanti
il Tribunale Amministrativo del Lazio. secondo le modalità di
cui alla legge 6.12.1971. n. 1034. ovvero è ammesso ricorso
straordinario al Capo dello Stato, ai sensi del D.P.R.
24.11.1971, n. 1199, rispettivamente entro 60 e 120 giorni dalla
data di avvenuta notificazione del presente atto.
Roma,
21 Sett, 1996
Il
Direttore Generale
Dr.
Maria Serio
VILLA PAVONCELLI
Via Posillipo 26/32 - Napoli
Relazione Storico-Artistica
La bellezza del litorale di Posillipo e il fascino dei suoi
luoghi hanno fatto si che sin dall’epoca romana venisse
prescelto dal patriziato per edificare le famose ”villae
marittimae” che arrivarono poi a bordare tutto il litorale.
Strabone ce ne testimonia la presenza in età Augustea
(1) e ce lo conferma nel 1800 l’appassionato studioso
di archeologia Robert T. Gunther
(2).
Secoli di abbandono hanno distrutto gran parte di queste
splendide testimonianze, vessate anche dagli agenti atmosferici,
dagli eventi sismici e dalle successive stratificazioni.
In epoca medievale quasi tutto il territorio posillipino
entrò a far parte delle grandi proprietà latifondiste del
Clero che venivano gestite da chiese e monasteri e che, in
virtù di concessioni antichissime, ebbero fino al 1750 perfino
il possesso dei diritti di pesca sulla zona (Domenicane del
Convento dei SS. Pietro e Sebastiano)
(3).
Nel XV secolo il clero dovette cedere gran parte di queste
vaste aree coltivabili agli aristocratici per scaricarsi del
peso della loro manutenzione, in cambio di un censo annuo.
Riprese così il processo edificatorio che, preferendo
ovviamente la costa, trasformò gli antichi siti in splendidi
palazzi distruggendo spesso quello che era rimasto delle antiche
vestigia.
L’obbligo a risiedere entro le mura imposto agli
aristocratici dal Viceré Pedro de Toledo, determino il loro
trasferirsi ed edificare nell’affollato centro cittadino
(divenendo cosi più facile per il potere vicereale controllarli
e sedare le eventuali rivolte) ma determinò anche il
riappropriarsi di Posillipo, alla ricerca di un luogo ameno, ove
trovare svago e riposo lontano dalla città.
Nasce cosi lungo la costa un nuovo susseguirsi di
costruzioni dalla struttura massiccia e tozza, prettamente
attrezzate per la difesa sia contro i marosi che contro gli
attacchi dal mare (ancora terrificante era il ricordo delle
incursioni turche). Le possiamo ammirare nelle cartografie
seicentesche: Bulifon (incisione 1685), Baratta ”Veduta”
(1629), Baratta ”Cavalcata”(1680), sono i palazzi dei
Traetto, dei Nocera, dei Colubrano, dei Santacroce.
Luoghi privilegiati per godere degli spettacoli e delle
feste a mare che si susseguono per tutto il ’600 allorchè tra
terremoti (1609-1694), eruzioni, carestie e pestilenze, si dava
sfogo all’immaginazione e si esorcizzava la paura con
grandiose feste rimaste famose
(4).
Durante le feste organizzate dal marchese del Carpio
(1684), i palazzi di Posillipo splendevano per le migliaia di
candele e di lumi ad olio producendo uno scenario maestoso
(5).
La morte del marchese del Carpio (1687), segno la fine delle
feste a mare e, la fine del vicereale spagnolo, segnò quella
delle dimore di Posillipo6.
(6)
L’austerita della corte Viennese (che nel 1707 si era
sostituita a quella Aragonese) ed il disprezzo dei suoi
funzionari per le gite in mare li porto ad affittare le
residenze estive a Barra e, successivamente, il trasferimento
della Reggia a Portici (effettuato da Carlo di Borbone) porto
gli aristocratici a costruire le proprie ville sulle falde del
Vesuvio ove alcune grandi famiglie possedevano fondi rustici,
determinando il definitivo abbandono di Posillipo.
I palazzi abbandonati divengono abitazioni di pescatori e
contadini della collina e, solo nell’800, affermatasi la nuova
nobiltà borghese e cosmopolita, vengono recuperati e
trasformati nelle splendide ville attuali.
In questo panorama storico si inseriscono le vicende del
complesso architettonico denominato ”Villa Pavoncelli”. Esso
e situato nel tratto di costa che da Palazzo Donn’Anna si
estende fino a Villa Grotta Marina. Non ha le caratteristiche
della villa classica, mancano infatti gli elementi
architettonici canonici: la scala e il portale. Questo perché
non nasce con una struttura unitaria bensì dal successivo
inglobamento di più fabbricati, alcuni di fattura più antica
descritti dalle cartografie seicentesche e da testi successivi,
altri aggiunti dopo il 1875.
Fabbricati più antichi sono identificabili grazie alla
descrizione che ne dà Francesco Alvino: ”La casa del conte di
Frisio, Brigadiere Celli, eminente sovrasta lo scoglio e d’amena
vista guarda tutto il golfo. Sottoposta v’e la casa di Ajale,
che sporge sul mare; ivi sono piccoli ma deliziosi giardini, che
puoi vedere anche dalla strada. Alcuni loggiati ad essi aderenti
poggiano su una casa diruta e cadente con una grotta. Prima
tutto ciò apparteneva al nobil consultore Colajanni” (7).
Nella pianta del Baratta (1629) e nella successiva
incisione (1680) viene descritto in questo sito un edificio
denominato ”Casa del Castellano” (da non confondere con la
casa di Giacomo Castellano posta oltre il capo di Posillipo) e
ne e evidenziato il bel giardino pensile. E’ presente anche
una rampa di scale che, scendendo dalla collina arriva fino al
mare. Nel XVll sec. i terreni sui quali si svilupperà
il complesso della villa appartengono a Santo Maria
Cella, morto nel 1680, che rappresentava il granduca di Toscana
a Napoli e che, divenuto per nozze duca di Frisa, (denominazione
che si trasformerà poi in Frisio)(8), era entrato a far parte
del gruppo dei grandi operatori finanziari del regno.
Il suo palazzo in città si trovava in vico Concezione
degli Spagnoli (oggi via Paolo Emilio Imbriani), a ridosso di
via Toledo ed era famoso per la sua quadreria (9)
I suoi beni posillipini risultano anche dalla Mappa del
duca di Noja (1775) con la definizione di ”Casino di Frisa”.
Su tali proprieta gravava un censo dovuto sin da epoca
antichissima dai duchi di Frisio al Conservatorio di S. Maria
dei Sette Dolori fuori Port’Alba precedente proprietario dei
terreni.
Nel 1771 questi terreni passano in linea ereditaria a
Francesco Cella con atto notarile nel quale vengono cosi
descritti: ”...una parte della montagna di Posillipo che dalla
cima scendeva fino al mare, luogo denominato Frisio, con
casamento verso il mare, ed il relativo territorio sovrastante
lungo il pendio della montagna” (10).
Questi beni appartengono alla famiglia Cella fino alla meta
del XIX secolo. Nel 1854, morto Filippo Cella, ultimo dei duchi
di Frisio, la proprieta passa al pronipote Nicola Porcinari e
successivamente nel 1858, alla sua morte, gli eredi frazionano e
vendono la vasta proprieta nella contrada di Posillipo.
Gran parte dei beni vengono acquistati dalla famiglia
Pavoncelli che tanta importanza avrà per questo sito fino a
tramandarne nei secoli il nome.
I Pavoncelli sono mercanti di origine pugliese, provenienti
da Cerignola ove possiedono una grossa azienda agricola la ”Federico
e Giuseppe Pavoncelli”. Il capostipite della famiglia è
Federico Pavoncelli, che impianta e gestisce per primo l’azienda,
ma il vero protagonista della storia di Posillipo e suo figlio
Gaetano.
Questi, uomo di intelligenza non comune, riuscì ad
acquisire nel corso degli anni varie parti del territorio
edificando e poi vendendo i casamenti. Sul finire dell’800 i
Pavoncelli, la cui residenza in città era in palazzo S. Teodoro
nell’ambita Riviera di Chiaia, erano ormai titolari di una
ditta bene affermata e, con l’acquisto dei contesi siti
nobiliari di Posillipo, dove risiedevano nel periodo estivo,
consolidarono anche il loro prestigio. Dopo aver acquisito l’antica
casa del duca di Frisio, i Pavoncelli divennero proprietari di
quasi tutto il territorio che era appartenuto alla famiglia
Cella. Tra il 1875 e il 1912 Gaetano Pavoncelli ed il nipote,
suo omonimo, avviano numerosi interventi edilizi nella zona a
monte di via Posillipo, tra questi la Villa De Martino al civico
n. 316 ed un edificio a 3 piani sul territorio seminativo alle
spalle della Chiesa dell’Addolorata (unico lembo del
territorio che i Cella non hanno venduto e che in quest’epoca
e gia passato ai Gaetani di Laurenzana).
Nello stesso periodo il ”Casino di Frisia” e gli
edifici verso il mare nella zona a valle della strada, vengono
sapientemente unificati con successive stratificazioni fino a
raggiungere l’attuale configurazione e sono utilizzati dalla
famiglia come residenza estiva.
Il complesso architettonico presenta un organismo
planimetricamente complesso con ampio giardino ed una grotta
aperta su una spiaggetta visibile nell’ antica mappa del duca
di Noja (1775).
I diversi volumi si sviluppano secondo un’andamento a
terrazze, a quote diverse, sequendo il pendio della collina.
Sulla strada l’edificio emerge con un solo piano fiancheggiato
dal rigoglioso giardino con pini marittimi e palme, che si
attesta su un terrazzamento posto a quota inferiore.
La ricomposizione architettonica dei vari corpi di fabbrica
preesistenti, la casa di Ajale, quella del Colajanni e la casa
del duca di Frisio descritte da Alvino nel gia citato testo, è
basata sul sistema dei camminamenti pedonali esterni che seguono
gli antichi tracciati viari che collegavano le parti alte della
collina col mare. Il tratto a monte dello stesso percorso
corrisponde all’incirca all’attuale via del Parco Carelli.
Il sistema di camminamenti pedonali esterni che raccordano
le costruzioni più moderne a quelle del casino settecentesco,
costituisce l’elemento unificante del complesso e al tempo
stesso uno degli aspetti più significativi anche dal punto di
vista architettonico e paesistico.
Non a caso nell’incisione del 1845 di Achille Gigante,
che correda il testo di Alvino, è riprodotto il tratto finale
del camminamento a volta presente al centro dell’edificio,
precedentemente aperto a rampa sul mare e attualmente inglobato
tra le strutture. Numerose altre immagini a partire dalla fine
del XVIII secolo, hanno come soggetto lo Scoglio di Frisio, noto
per la presenza di un’antica osteria. Nella guache di Saverio
della Gatta ”Napoli dallo scoglio di Frisio a Posillipo” del
1785 e rappresentata la grotta aperta sulla spiaggetta, popolata
di festosi avventori. E’ visibile sullo sfondo parte della
struttura architettonica con la copertura a terrazzo ombreggiata
da colorati tendoni dalla quale era godibile uno splendido
panorama. Lo stesso ambiente è rappresentato nei disegni di
Consalvo Carelli del 1850dal titolo: ”Antichissima taverna del
Pacchianiello” e ”Discesa allo Scoglio di Frisio”.
Questo locale fu teatro anche dei fatti che nel luglio dei
1862 diedero luogo al ”Processo criminale della Congiura di
Frisia” che si concluse con severe condanne per Monsignor
Cenatiempo ed altri, rei di cospirazione contro lo Stato. La
casina di Frisia infatti era divenuta il luogo di complotto per
la restaurazione del sovrano spodestato.
Dalla fine del XIX secolo fino al primo ventennio del
secolo successivo il locale divenne un noto ristorante
frequentato da personaggi di spicco quali Giosuè Carducci e
Annie Vivanti (1891), Emile Zolà (1894), Ferdinando Russo,
Salvatore di Giacomo e persino Gabriele D’Annunzio.
Intorno al 1975 gli eredi Pavoncelli hanno venduto la
Villa. Nonostante gli interventi più recenti il complesso
conserva inalterato tutto il suo valore storico e
architettonico, i giardini, tuttora bellissimi, costituiscono
una macchia di verde che e ormai parte integrale del panorama di
Posillipo e che rafforza l’elevato valore paesistico ed
ambientale riconosciuto sin dal 21.3.1923 dal decreto
ministeriale emanato ai sensi della legge 20.06.1909, n. 364.
Per quanto sopra si è ritenuto opportuno proporre l’imposizione
del provvedimento di vincolo ai sensi della legge 1.6.1939, n.
1089.
1
– J.D’Arms, “Romans in the Bay of Naples”, Cambridge,
Mass. 1970
2
– Robert T: Gunther, “ A. Pausilipon, The Imperial Villa
near Naples ..“ printed by Horace Hart, Oxford, 1913
3
– D. Viggiani, “I tempi di Posillipo”, Electa, Napoli,
1989
4
– Viggiani, opera citata
6
– F: Alvino, “La Collina di Posillipo”, Associazione
Napoletana Monumenti e paesaggio, 1963, pp. 80-81
I Relatori: Dr.
Marina Papasso – Arch. Amalia Scielzo
Il Soprintendente:
Giuseppe Zampino
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